Qualora invece la superficie interessata dall’orto sinergico fosse precedentemente un campo trattato con prodotti chimici, prima di procedere alla coltivazione di piante commestibili, occorre compiere una o più coltivazioni di piante, come senape, cicoria, trifoglio, che metabolizzeranno i residui tossici contenuti dal terreno e, disgregandosi, forniranno un apporto di sostanza organica al terreno accelerandone così l’evoluzione. Quando giungeranno al termine del loro ciclo, le piante coltivate devono essere recise alla base, lasciando morire le radici nel terreno e la parte aerea su di esso.

In terreni fortemente compattati (ex pascoli intensivi) o diffusamente colonizzati da rovi, cardi o piante difficili da sradicare come la cannuccia di palude, è necessario un notevole lavoro di scasso e rimozione delle radici prima di procedere alla lavorazione superficiale.

Nel caso in cui sia necessario sradicare alberi o arbusti per realizzare l’orto, le radici possono essere lasciate in terra, così come pure i ceppi se non si riesce a toglierli; le radici devono invece essere tolte nel caso di eucalipti econifere.

In terreni fortemente sfruttati e/o erosi, dove la terra è scarsa e non è possibile recuperare la quantità necessaria alla realizzazione dei bancali, è evidente che si dovrà ricorrere ad un apporto dall’esterno di terra e di compost o letame già decomposto. Nel primo anno è consigliabile coltivare piante non commestibili che accelerano l‘evoluzione del terreno o piante poco esigenti come cicoria e bietola.

Se la superficie scelta è soggetta a ristagni d’acqua è opportuno piantare nelle vicinanze salici, ontani ed altre specie che hanno un effetto drenante.

Se non sono già presenti alberi e arbusti attorno all’orto, è opportuno realizzare una siepe tagliavento con specie autoctone adatte al clima e al terreno della zona.
L’orto sinergico può essere realizzato in ogni periodo dell’anno ma la primavera e l’autunno sono preferibili.