Per illustrare più in dettaglio le interazioni tra piante e microrganismi nella rizosfera, Emilia Hazelip ha utilizzato principalmente il lavoro pubblicato nel 1977 dal microbiologo australiano Alan Smith di cui si riporta di seguito uno stralcio della traduzione.

“Come fa la pianta a trarre vantaggio dalla perdita di composti nel terreno vicino alle radic? Per la maggior parte, questi composti sono fonti di energia per i microrganismi che proliferano nella rizosfera. Questi microrganismi si moltiplicano così intensamente che vuotano d’ossigeno i moltissimi micrositi nella rizosfera. Così si sviluppano degli organismi anaerobici. Lo sviluppo di questi micrositi anaerobici ha una grande importanza per il mantenimento del vigore e della salute delle piante.

La nostra ricerca mostra che l’etilene, un semplice composto gassoso, viene prodotto in questi micrositi anaerobici. Inoltre l’etilene funge da regolatore critico dell’ attività dei microrganismi del suolo: agisce sull’intensità del rinnovamento della materia organica, sul riciclaggio dei nutrienti delle piante e interviene smorzando gli effetti delle malattie provenienti dal suolo. Le concentrazioni di etilene nell’atmosfera del suolo eccedono raramente una a due parti per milione. L’etilene non uccide i microrganismi del suolo, ma li rende inattivi temporaneamente. Quando le concentrazioni di etilene calano, l’attività microbica rinasce. L’etilene del suolo viene prodotto in quello che si chiama il ciclo Ossigeno – Etilene: inizialmente i microrganismi proliferano sugli essudati delle piante ed eliminano l’ossigeno dei micrositi del suolo. L’etilene viene prodotto dentro questi micrositi e diffuso intorno, rendendo inattivi i microrganismi del suolo senza ucciderli. Quando avviene ciò, la richiesta di ossigeno diminuisce, e questo riempie i micrositi bloccando o riducendo fortemente la produzione di etilene. Così i microrganismi possono riprendere la loro attività. Le condizioni favorevoli alla produzione di etilene sono quindi ricreate e il ciclo si ripete.

Nell’ atmosfera dei suoli imperturbati (non lavorati ) come quelli delle praterie e delle foreste, l’etilene può essere continuamente rilevato, indicando come il ciclo Ossigeno – Etilene si produca efficacemente. Al contrario, le concentrazioni di etilene nei suoli agricoli sono estremamente deboli o addirittura nulle. Si può quindi constatare che l’etilene ha un ruolo importante sulla popolazione microbica del suolo. È ben di mostrato come negli ecosi stemi naturali, dove esista un rinnovamento lento ed equilibrato della materia organica ed un riciclo efficace dei nutrimenti, le malattie provenienti dal suolo siano insignificanti.”