Sin dagli anni ’30 del secolo scorso Fukuoka ha concretamente di mostrato che l’agricoltura può essere praticata di namica degli organismi viventi che si trovano naturalmente nel suolo in modo che le piante possano sintetizzare e convertire gli elementi ad esse necessari.

L’agricoltura tradizionale crede invece che se una data quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere reintrodotta nel suolo altrimenti quest’ultimo si impoverisce.

In sintesi, le piante sono accusate di sottrarre fertilità al suolo ma ricerche compiute da vari microbiologi a partire dagli anni ’70 hanno confermato quanto intuito da Fukuoka: durante la vita di una pianta, fino al 25% dell’energia prodotta con la fotosintesi (sotto forma di composti di Carbonio fabbricati nelle foglie) viene da essa persa nel suolo sotto forma sia di essudati sia di cellule morte; questi composti sono fonte di energia per i microrganismi che proliferano nella rizosfera (il suolo a contatto con le radici) e che sono responsabili della mobilitazione di nutrienti dal suolo necessari per le piante.

Mentre la terra fa crescere le piante, le piante creano suolo fertile attraverso i propri essudati radicali, i residui organici che lasciano e la loro attività chimica, insieme a microrganismi, batteri, funghi e lombrichi.

Piante e microrganismi i nstaurano qui ndi i ntera zi oni reci procamente vantaggiose. Purtroppo molte pratiche agricole tradizionali ostacolano queste interazioni causando dei problemi di approvvigionamento degli elementi necessari alle piante e aumentando l’incidenza di patologie.