Addio polistirolo! Per gli imprenditori più all’avanguardia il nuovo business del secolo sono i funghi. La nuova tendenza arriva dritta da New York, con l’idea lanciata dalla Ecovative Design, che sta rapidamente trasformando l’industria trasformando gli scarti dell’industria agricola in contenitori bio. Non solo funghi, dunque, ma anche scarti del riso, crusca e cotone. E questi nuovi contenitori sono già usati in aziende multinazionali come Steelcase, Dell, ed anche NOAA, tagliando completamente l’industria del packaging dalla sua dipendenza cronica dal petrolio e derivati.

E pensate a cosa può significare in termine di riduzione dei rifiuti: immaginate di comprare un computer nuovo e poter buttare l’imballaggio interno in giardino… e vederlo crescere e fiorire qualche settimana più tardi! Insomma, oltre ai rifiuti in meno, c’è anche l’aspetto di non buttare niente, ma di ricreare la vita.

E la prima volta che i funghi e gli scarti delle coltivazioni estensive vengono riutilizzati al posto del polistirolo: l’idea di un imballaggio rinnovabile è completamente innovativa.

Come è possibile creare questo imballaggio “magico”? Il procedimento è abbastanza semplice, in realtà: dopo aver pulito gli scarti agricoli dagli insetti e dalla terra, il materiale viene inoculato con spore fungine e inserito in forme di plastica in un posto buio, dove cresce per cinque giorni. E questo è il segreto: cresce!

Le spore fungine, nel cercare nuovo “terreno” per screscere, forma una colla naturale che colma gli spazi tra gli scarti agricoli. E la cosa più interessante è che non cresce, a caso, ma semplicemente cresce nella forma che gli viene data con lo stampo.

E già diverse multinazionali hanno dichiarato (la fonte è Wired) di aver convertito i propri imballi in polistirolo in imballi organici, soppiantando gli impianti per la lavorazione della plastica in campi di noccioline, granturco e patate. E persino la Pepsi ha annunciato che nel 2012 lancerà una nuova bottiglia che non richiederà l’impiego di petrolio ma utilizzerà un materiale ottenuto dagli zuccheri contenuti nell’erba, nella corteccia di pino e nel muschio.

Anche le applicazioni per l’industria alimentare sono dietro l’angolo: il polistirene oggi si usa in moltissimi contenitori e utensili da cucina. Si sta infatti studiando un sistema per sostiturilo, anche a causa del fatto che si tratta di un materiale altamente inquinante. Insomma, non sarebbe bello andare alla mensa aziendale e mangiare – oltre al pasto – anche il vassoio ed il piatto? Forse ci si arriverà presto.