L’ablazione cardiaca, o ablazione transcatetere, è una pratica mininvasiva utilizzata nella cura di numerosi tipi di aritmie cardiache. Consiste in un trattamento di tipo ambulatoriale, che si serve di una procedura non-chirurgica e non prevede dunque alcun taglio nel torace. L’ablazione cardiaca non è sempre un intervento di prima scelta, tuttavia è consigliata in caso di tachicardia atriale focale, nelle tachicardie da rientro, nel trattamento della sindrome di Wolff-Parkinson-White, nel flutter e nella fibrillazione atriale. Vi si ricorre inoltre quando i trattamenti farmacologici per le anomalie del ritmo cardiaco non hanno successo, o hanno provocato effetti collaterali e quando il paziente è a rischio di complicazioni.

Generalmente eseguita da un cardiologo specializzato in elettrofisiologia, l’ablazione cardiaca prevede l’utilizzo di un elettrocatetere che, inserito attraverso la vena femorale o giugulare, viene condotto al cuore, dove verrà messo in funzione. Una volta raggiunto il cuore, l’elettrocatetere permette infatti di eseguire un mappaggio elettrico, così da evidenziare la zona esatta responsabile delle aritmie. Localizzata l’area da trattare, una forma di energia (radiofrequenza, crioablazione o ultrasuoni) andrà a distruggere una piccola quantità di tessuto e quindi terminare l’anomalia.

Prima di sottoporsi al trattamento, il paziente deve tuttavia incontrarsi con il cardiologo operante e sottoporsi ad accertamenti clinici così operare una valutazione dello stato di salute del cuore e un’analisi della storia clinica del paziente stesso. Concordato quindi il giorno dell’intervento, sarà necessario presentarsi in ospedale a completo digiuno da almeno 6-8 ore e accompagnati da qualcuno, poiché a seguito del trattamento si potrebbero avvertire giramenti di testa e risultare non idonei alla guida.

Poco prima dell’intervento, il paziente viene quindi sedato, così da favorirne il rilassamento, pur restando vigile. Il medico operante procederà successivamente ad anestetizzare l’area inguinale o del collo, a seconda di dove intende applicare l’ago-canula che faciliterà l’accesso del catetere. Questo porta con sé un liquido di contrasto (che permette al cardiologo di seguirne il percorso) ed è dotato di elettrodi (che registrano l’attività elettrica del cuore, in modo da individuare la zona da trattare), oltre che di un ablatore (per mezzo del quale è possibile distrugge il tessuto aberrante, eliminando la causa del problema cardiaco).

Se non insorgono complicazioni, tutta la procedura ha una durata che varia dalle 2 alle 4 ore. Concluso l’intervento il paziente viene quindi trasferito in una sala di ricovero dove resterà in osservazione per qualche ora, prima di poter far ritorno a casa.

Per molti tipi di aritmia, l’ablazione cardiaca è efficace al 90-98%, risolvendo il problema senza necessità di interventi chirurgici o terapie farmacologiche a lungo termine. Si tratta tuttavia di una pratica moderatamente invasiva e pertanto non completamente esenta da rischi e complicazioni. Tra questi si ricordano:

  • infezioni
  • danno a vasi venosi
  • danno alle valvole cardiache (provocato dal catetere)
  • ulteriore peggioramento dell’aritmia
  • tromboembolismo
  • ictus o attacco di cuore
  • stenosi delle vene polmonari
  • danno renale (provocato dal liquido di contrasto)
  • perforazione o tamponamento cardiaco
  • morte (situazione rarissima, che tuttavia può verificarsi)

La possibilità che si verifichi una o più tra queste complicazioni aumenta tuttavia significativamente se si soffre di diabete o di una qualche malattia renale.