Abbuffarsi di cibo non è soltanto una condizione mentale psicologica ma spesso potrebbe essere una necessità stimolata o arrestata da un neurone presente nel nostro cervello. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’Harvard Medical School  e del Beth Israel Deaconess Medical Center. Una scoperta davvero molto importante, se si tiene conto che potrebbe aprire porte a cure mirate contro l’obesità e sulla sua eventuale prevenzione. E se gli scienziati erano già a conoscenza del fatto che nel nostro cervello sono presenti neuroni in grado di controllare l’appetito, adesso pare esser certo che siano presenti anche neuroni che sono dedicati al nutrimento. Quando tali meccanismi saranno conosciuti bene, sarà possibile pervenire ad una cura che limiti l’abuso di alimenti, consentendo ai pazienti di non abbuffarsi di cibo.

A regolare il senso di fame, in particolare, due tipi di neuroni presenti nel cervello. Quelli di tipo Poms si occupano di bilanciare gli effetti e di farci sentire sazi; quelli di tipo AgRP stimolano invece il senso di fame e spingono a consumare i pasti in pochi minuti. Oltre a questi, però, i ricercatori avrebbero individuato i VGlut2, neuroni che se stimolati sono in grado di opporti agli AgRP, favorendo il senso di appagamento e consentendo così di non abbuffarsi di cibo, andando incontro a tutte le conseguenze negative che ciò potrebbe comportare.

Grazie alla sperimentazione in atto, sarebbe stato possibile verificare che la stimolazione dei neuroni di tipo VGlut2 porterebbe a far accrescere il senso di sazietà. Se oltre sui topi tale meccanismo fosse possibile anche sugli esseri umani, la scoperta potrebbe essere davvero fondamentale nella lotta all’obesità e ai disturbi alimentari.

E avere un’arma in più contro l’obesità e l’eccesso di peso non sarebbe affatto male: se si calcola che nel 2014 almeno due miliardi di persone erano in sovrappeso, si comprende quanto importante potrebbero essere questa ricerca e i suoi esiti.